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NOBILTA' UFFICIALE

 

L'art. 1,2,3,4 del Regio Decreto del 7 giugno 1943 n. 651 dell'ultimo ordinamento del Regno d' Italia, in materia nobiliare, recita:
Art. 1. E' attributo della Sovrana Prerogativa del Re Imperatore:
a) stabilire norme giuridiche aventi forza di legge per l'acquisto, la successione, l'uso e la revoca dei titoli, predicati, qualifiche e stemmi nobiliari;
b) concedere nuovi titoli, predicati, qualifiche e stemmi nobiliari; rinnovare titoli e predicati, estinti per mancanza di chiamati alla successione; sanare le lacune e le deficienze nella prova di antiche concessioni o nel passaggio dei relativi titoli e predicati; autorizzare l'accettazione di titoli, predicati e qualifiche nobiliari concessi a cittadini italiani da Potenze estere;
c) decretare la perdita delle distinzioni nobiliari o del diritto a succedervi o la sospensione del loro uso. Le norme giuridiche in materia nobiliare sono emanate mediante decreti Reali controfirmati dal Capo del Governo. Esse sono inserite nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti e dell'avvenuta inserzione si dà annuncio nella Gazzetta Ufficiale, la quale provvede in pari tempo alla pubblicazione dell'atto inserito.
Art. 2 -i titoli, i predicati, le qualifiche e gli stemmi nobiliari sono mantenuti a coloro che vi hanno diritto in conformità delle norme vigenti e si acquistano per successione. Art. 3- Sono concessi dal Sovrano i titoli di Principe, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone e Nobile. Sono riconosciuti, oltre quelli sopracitati, se derivano da antiche concessioni, anche i titoli di Signore, Cavaliere ereditario, Patrizio e Nobile di determinate città. Il titolo di Nobile è comune agli insigniti di ogni altro titolo.
Art 4. – (Dei provvedimenti nobiliari): i provvedimenti nobiliari sono o di Grazia o di Giustizia.
I Provvedimenti di Grazia sono presi o Motu proprio o su proposta del Duce del Fascismo, Capo del Governo, ed emanati per decreto Reale seguito da Regie Lettere Patenti; quelli di Giustizia sono emanati per decreto del Capo del Governo. I provvedimenti nobiliari emanati mediante Decreti Reali sono controfirmati dal Capo del Governo, registrati alla Corte dei Conti, trascritti in apposito registro nel Regio Archivio di Stato di Roma e conservati in originale nell'Archivio della Consulta Araldica. Nel pieno rispetto di queste normative e regolamenti del Regno d'Italia, per dare continuità alla materia, l'U.N.I. censisce nei repertori che amministra, anche le famiglie la cui nobiltà sia stata riconosciuta ai fini dell'ammissione nella categoria nobile, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, avallato e riconosciuto dalla monarchia Spagnola.

Sopra la bandiera del Regno d'Italia

Sopra, da sinistra verso destra: Re Vittorio Emanuele II di Savoia, Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878), l'ideatore del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (registro ufficiale) col R.D. nel 1869 presso la Consulta Araldica del Regno d'Italia; S.M. Umberto I Torino, 14 marzo 1844 – Monza, 29 luglio 1900); Vittorio Emanuele III (Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d'Egitto, 28 dicembre 1947); Umberto II (Racconigi, 15 settembre 1904 – Ginevra, 18 marzo 1983).

 

 

 

L'ATTUALE VALIDITA' NEL REGNO DI SPAGNA DEI TITOLI NOBILIARI CONCESSI NEL REGNO DI NAPOLI E DI SICILIA

L'U.N.I. oltre ad essere la più antica associazione, nobiliare, Italiana, è anche la sola, unica, associazione che rispetta, e applica fedelmente, tutte le norme e i regolamenti, disciplinati in materia nobiliare. Ecco perchè l'U.N.I. riconosce famiglie storiche Italiane, ricevute con prove nobiliari nella categoria di GIUSTIZIA e di JURE SANGUINIS del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio di cui è Gran Maestro S.A.R. l’Infante Don Carlos, Duca di Calabria. Infatti, poiché nel XV sec. la Sicilia e nel XVI il Regno di Napoli vennero uniti alla Corona spagnola, rimanendo però due Regni autonomi, ben distinti dalla Spagna sia sotto il punto di vista amministrativo che quello culturale. Con i trattati che posero fine alla guerra di successione spagnola i Sovrani spagnoli rinunziarono definitivamente a questi Regni come agli altri possessi italiani (fra i quali il Ducato di Milano che i re di Spagna tenevano come feudo imperiale). Quando, dopo la guerra di successione polacca, Napoli e Sicilia ritornarono indipendenti con una propria dinastia, venne stabilito con il trattato di Vienna del 1738, e poi confermato con la Prammatica di Carlo III di Borbone del 1759 quando questi salì al trono di Spagna, che le Corone di Spagna e delle Due Sicilie dovevano rimanere sempre distinte. Ciò nonostante i re spagnoli sino ad Alfonso XIII continuarono, nella loro lunga serie di titoli, ad indicare anche quello di re delle Due Sicilie. Essi però si astennero dal riconoscere o rinnovare titoli italiani sino a quando il Real Decreto 27 maggio 1912 attribuì alla Corona questo potere per tutti i titoli dati nel passato dai Re di Spagna. Vi fu un intervento del Re d’Italia, in esito al quale il Sovrano spagnolo si impegnò a limitare i suoi provvedimenti ai sudditi spagnoli e per evitare confusioni, a “spagnolizzare” i predicati. Dopo la parentesi repubblicana, ristabiliti i titoli nobiliari con la Ley de 4 de mayo de 1948 con la quale si ristabilisce la legalità vigente al 14 aprile 1931 delle Grandezze e dei Titoli del Regno, prima il generalissimo Franco e poi il re Juan Carlos I (nonostante che egli usi semplicemente il titolo di Re di Spagna) ripresero a riconoscere e rinnovare, tanto a cittadini spagnoli quanto a cittadini italiani (sia pure con un declassamento: un titolo ducale viene trasformato in uno marchionale) titoli italiani risalenti al periodo spagnolo. Questa procedura è stata criticata sia in base alle considerazioni che un Sovrano od uno Stato non possono disporre di predicati di un territorio che non appartiene loro sia in base al fatto che Napoli e Sicilia non erano una parte della Spagna, ma due Stati uniti da un rapporto che gli internazionalisti moderni direbbero di “unione reale”. Comunque è certo che questi titoli valgono in Spagna, mentre, dato l’agnosticismo dello Stato italiano in materia, si possono usare in Italia, purché, per quanto riguarda i predicati tuttora tutelati dalla XIV disp. trans. della Costituzione, non vi sia lesione dei diritti dei terzi (cosa frequente, dato che in Spagna viene seguita una diversa legge successoria e non si richiede, come faceva da noi la Consulta araldica, la “prova negativa” che il richiedente non fosse proceduto da altri aventi diritto). L’Ordine di Malta, nel caso di un cavaliere italiano che aveva un titolo del genere, ha disposto che il titolo gli fosse attribuito, ma nella forma spagnola (“marques de…”).
Teniamo ben presente che il Regno di Spagna è oggi una di quelle poche nazioni nel mondo dove è ancora vigente la legislazione nobiliare, sebbene con caratteristiche mutate ed adattate ai nostri tempi, ed è chiaro che sono riconosciuti e tutelati i titoli nobiliari e la grandezza, mentre la storica nobiltà non titolata o “nobleza llana” non è ufficialmente riconosciuta da quando nel 1836 con la confusión de estados vennero aboliti da parte della corona e delle cortes i privilegi, alterando gravemente la sua esistenza e la sua forma vitale. Già nel 1991 l’Instituto Salazar y Castro pubblicando attraverso le edizioni Hidalguia Las probanzas de hidalguía antes y después de 1836, studio effettuato dall’insigne giurista Manuel Taboada Roca, Conde de Borrajeros, volle dimostrare la sopravvivenza della nobiltà non titolata, affermando chiaramente che neppure la Costituzione del 1978 faceva cenno alla sua abolizione altri insigni studiosi della materia hanno emesso un parere giuridico di elevato contenuto scientifico per dimostrare l’attuale esistenza della nobiltà non titolata: La nobleza no titulada en España, Dictamen jurídico, pubblicato dalle Ediciones Hidalguía, 2013, che dimostra con la citazione di fonti l’attuale esistenza della nobiltà non titolata in Spagna. Gli autori sostengono che oggi, sebbene non le siano riconosciuti determinati privilegi, questo non inficia l’esistenza della nobiltà non titolata, che continua come diritto insito nella persona i cui antenati beneficiarono della nobiltà che non venne abolita, e proprio su questo diritto inviolabile della persona in un altro Paese dove la nobiltà è tutelata – cosa che è avvenuta in Scozia – dove il Lord Lyon, ovvero l’autorità araldica che agisce a nome della regina, nel 2010 determinò l’esistenza della dignità di barone feudale, anche se la feudalità era già stata abolita, e la dignità legata al possesso della terra feudale venne considerata proprio come un’eredità incorporea, come lo sono oggi tutti i titoli nobiliari nel mondo. La dimostrazione che la nobiltà continua nel tempo è data anche dal Sovrano Militare Ordine di Malta - SMOM che riceve nell’ordine sia persone che appartengono a Paesi dove la nobiltà è riconosciuta, che persone provenienti da Paesi dove non è più riconosciuta, o addirittura abolita. L’ordine melitense riceve in categorie dove le prove nobiliari rappresentano la storia dei Paesi da dove provengono i cavalieri, e proprio per questo sono diverse nella forma ed aggiungo nella sostanza. Purtroppo lo stesso discorso, perché carente dal punto di vista giuridico, non è possibile farlo in quelle Nazioni, come ad esempio la Repubblica Italiana, dove sebbene la Costituzione non abbia abolito la nobiltà (azione che non avrebbe potuto fare), alla disposizione XIV transitoria e finale si afferma: “I titoli nobiliari non sono riconosciuti…”, il che significa che non hanno rilevanza giuridica ma non che non esistono più. Dobbiamo poi considerare che si tratta di una disposizione transitoria, che un giorno, sebbene appaia impossibile, potrebbe mutare. Noi dovremmo abituarci ad un distinguo di pensiero riferito a quei Paesi dove la nobiltà gode ancora rilevanza giuridica, e quei Paesi dove la nobiltà è solo un ricordo storico. La potenza della Spagna nei secoli passati venne creata proprio dalla sua nobiltà, dove gli appartenenti a questo stato se è vero che ebbero privilegi, nella realtà erano carichi di doveri. Oggi la nobiltà personale è ancora riconosciuta ed è il caso dei membri della Reale e Americana Ordine di Isabella La Cattolica, o degli Accademici numerari della Reale Accademia di Belle Arti di San Ferdinando, o dei militari con determinata anzianità in certe categorie di ufficiali. Chi crede ancora oggi nel valore morale che viene dall’appartenenza alla nobiltà non titolata, come in passato tanto diversificata socialmente, entra a far parte delle tante corporazioni nobiliari che vivono nella realtà dell’attuale contesto sociale. Per queste ovvie ragioni la nobiltà non titolata proveniente dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, concessa oggigiorno in base all’esistenza di una sovranità seppure limitata dal Capo della Real Casa e Famiglia delle Due Sicilie in base alle antiche leggi nobiliari del Regno delle Due Sicilie permane anche in accordo ai principi emanati dall’International Commission for Orders of Chivalry emanati ad Edinburgo il 14 settembre 1962, ed è esistente nel Regno di Spagna. Basti dire che le concessioni nobiliari emanate dai re di Spagna nei loro Regni siciliano e napoletano dovevano, per divenire operanti, essere registrate a Palermo od a Napoli.
Cfr. Cansacchi, La rinnovazione di titoli spagnoli su feudi italiani e il problema della loro legittimità internazionale, in Rivista Araldica, 1958. La successione dei titoli e della grandezza avviene non più in base alla carta di concessione del titolo, ma in base alla Ley 33/2006, del 30 ottobre 2006, che la attribuisce a favore del primogenito indifferentemente che sia maschio o femmina. Con il termine confusión de estados si intende il cambiamento che si è verificato dopo la morte di Ferdinando VII, nel 1834, quando le Cortes abolirono: il Padrón del Estado Noble, la Limpieza de Sangre e le Pruebas de Nobleza o di Hidalguía, dal qual momento tutti gli spagnoli furono uguali davanti alla legge e poterono godere delle stesse opportunità di lavoro, carriera e posizioni. Propri della nobiltà erano i privilegi giuridici come ad esempio disporre di un proprio tribunale, i privilegi fiscali che permettevano l’esenzione dal pagamenti di certi tributi, i privilegi sociali in quanto i nobili occupavano luoghi di preminenza negli atti ufficiali. Vedi: Pier Felice degli Uberti, La soppravvivenza in Spagna della nobiltà non titolata, in Editoriale, Nobiltà, n. 114, 2013, pp. 285-288. Dr. Feliciano Barrios Pintado, Catedrático de Historia del Derecho y de las Instituciones, Académico de Número la Real Academia de la Historia, Académico Correspondiente de la Real Academia de Jurisprudencia y Legislación; Dr. Javier Alvarado Planas, Catedrático de Historia del Derecho y de las Instituciones, Académico Correspondiente de la Real Academia de la Historia, Académico Correspondiente de la Real Academia de Jurisprudencia y Legislación; Dra. Yolanda Gómez Sánchez, Catedrática de Derecho Constitucional, Catedrática Jean Monnet de la Unión Europea, Académica Correspondiente de la Real Academia de Jurisprudencia y Legislación. Ricordiamo che il sistema feudale ebbe fine in Scozia soltanto nel 2000 con “The Abolition of Feudal Tenure etc. (Scotland) Act 2000”, un Atto del Parlamento Scozzese votato il 3 maggio 2000 e che poi ricevette il Royal Assent (Assenso Reale) ossia l’approvazione definitiva, il 9 giugno dello stesso anno, ma entrato in vigore il 28 novembre 2004. 1804, 29 novembre. - R. Dispaccio díchiarativo che i cavalieri Costantiniani di giustizia, anteriori al mese di aprile 1800, siano ascritti al registro della nobiltà; e quelli posteriori siano ammessi ai termini di aggregazione col pagamento di duc. 4000 (Parrilli, 86). 1849, 9 febbraio. - Ministeriale dichiarante la nobiltà de’ cavalieri Costantiniani di giustizia essere pari a quella de’ cavalieri di giustizia Gerosolimitani e provarsi colla semplice esibizione del diploma (Parrilli, 1092).
1850, 10 gennaio. - R. Rescritto che dichiara come le prove di nobiltà, fatte presso la Deputazione dell’Ordine Costantiniano, non la dimostrino se non sono state approvale dalla autorità sovrana (Parrilli, 33 2). 1855, 5 febbraio. - R. Rescritto sanzionante che la croce di cavaliere Costantiniano di giustizia, benché conferita per grazia e senza prove, produce nobiltà generosa e che gli ufficiali della r. Segreteria di Stato e del Dispaccio godono, per privilegio, della prima classe della nobiltà generosa (Parrilli, 111 (4) tre). Traduzione tratta da: Barone Prof. Alessandro Monti della Corte, Criteri per l’individuazione degli Ordini cavallereschi, in Rassegna «Il Consiglio di Stato», Atti del Convegno sugli Ordini Cavallereschi, Benevento-Faicchio, 7-8-9 maggio 1971, Roma, Edizioni Italedi, pp. 70-71; pubblicata anche su: Rivista Araldica, VI Congresso Internazionale di Genealogia e Araldica, Anno LX, 1962, pp. 264-265.

Principi implicati nello stabilire la validità degli Ordini di Cavalleria.
1) Ciascuno Stato indipendente e sovrano ha facoltà di creare i propri Ordini o decorazioni di merito e di determinarne gli Statuti. Ma va sottolineato che soltanto alle classi o gradi superiori degli Ordini di Stato moderni, può competere la qualità cavalleresca, nel senso proprio dei termini, sempre che essi siano concessi dalla Corona o dal Capo pro tempore di uno Stato tradizionale.
2) Gli Ordini dinastici o di famiglia appartenenti Jure sanguinis a una Casa Sovrana (cioè a quelle case regnanti o ex regnanti il cui rango sovrano venne riconosciuto internazionalmente all’epoca del congresso di Vienna o più tardi) conservano intatta la loro validità storica cavalleresca e nobiliare, indipendentemente da ogni rivolgimento politico. È da ritenersi pertanto giuridicamente ultra vires l’eventuale ingerenza dei nuovi Stati succeduti alle antiche Dinastie, sia sul piano legislativo che su quello amministrativo nei confronti degli Ordini dinastici. Che questi non siano riconosciuti ufficialmente dai nuovi governanti, non inficia la loro validità tradizionale e il loro status , ai fini araldici, cavallereschi e nobiliari.
3) è opinione di autorevoli Giuristi che gli ex-Sovrani non abdicatari - la cui posizione è diversa da quella di semplici “pretendenti” - serbino, vita natural durante, la loro qualità di fons honorum” anche per quanto riguarda il gran magistero di quegli Ordini, cosiddetti di Corona, che altrimenti si potrebbero classificare fra quelli di Stato o di merito.
4) Benché sia accaduto in passato - molti secoli fa - che semplici privati, di alto rango sociale, abbiano fondato degli Ordini di cavalleria indipendenti, i quali, avendo successivamente raggiunto notevole prestigio, ottennero poi la convalida della Chiesa e dei Principi, tale facoltà di creare si deve ritenere oggi estinta e ai giorni nostri pertanto un Ordine cavalleresco non può ritenersi legittimo se non emana direttamente dal Capo di una casa di riconosciuto rango Sovrano, o si trova per antica costante tradizione sotto il suo patrocinio o la sua protezione.
L’eventuale riconoscimento di un Ordine da parte di Stati o di Enti superstatali che non abbiano essi stessi i propri Ordini cavallereschi e le cui costituzioni non prevedano il riconoscimento di distinzioni cavalleresche e nobiliari non può essere considerata una sufficiente convalida, giacché la sovranità da cui deriverebbe ha per parte sua rinunciato all’esercizio di ogni giurisdizione in questo campo. Lo status internazionale di un Ordine cavalleresco riposa infatti sulla qualità di fons honorum che, tradizionalmente, si spetta all’autorità dalla quale esso viene concesso, protetto o riconosciuto.

Il simbolo del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio 

 

 

Nella foto cavalieri del S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio, durante la solenne messa mensile, presso la chiesa dell'ordine, sita  a Roma, in S. Croce in Flaminio.

 

 

 

La secolare consuetudine nobiliare, intercorsa per molti secoli tra i Borbone delle due Sicilie, e i Borbone dell'attuale Regno di Spagna, ha di fatto tradizionalmente riconosciuto i privilegi dei Borbone di Napoli. Consuetudine oggi rafforzata anche dal fatto che, il Gran Maestro del S.M.O.C. di S. Giorgio http://www.constantinianorder.org/
è proprio Sua Altezza Reale, l’Infante Carlo di Borbone, Principe delle Due Sicilie, duca di Calabria, cugino di primo grado di Juan Carlos di Borbone, re di Spagna dal 22 novembre 1975 al 18 giugno 2014. Le prove di nobiltà dei cavalieri Italiani, che entrano nella categoria nobiliare dell’Ordine, vengono quindi accertate con formale provvedimento dalla Real Commissione Araldica di Madrid, e hanno quindi il riconoscimento della monarchia Spagnola. Poichè quindi la Fons Honorum viene data al S.M.O.C. di San Giorgio dal Re di Spagna, le famiglie Italiane ricevute con prove di nobità nella categoria Jure Sanguinis dell'Ordine, sono ufficialmente e formalmente nobili. Nella foto cavalieri del S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio, ricevuti a corte dal Re di Spagna, presso la sala del trono di Palacio Real di Madrid.


Juan Carlos di Borbone (Roma, 5 gennaio 1938) è stato re di Spagna dal 22 novembre 1975 al 19 giugno 2014.

Amedeo Ferdinando Maria di Savoia (Torino, 30 maggio 1845 – Torino, 18 gennaio 1890) era figlio del primo re d'Italia Vittorio Emanuele II. Fu re di Spagna dal 2 gennaio 1871 all'11 febbraio 1873 e il primo duca d'Aosta, capostipite del ramo Savoia-Aosta. 

Sua Altezza Reale, l’Infante Carlo di Borbone, Principe delle Due Sicilie, duca di Calabria, cugino di primo grado di Juan Carlos di Borbone, re di Spagna dal 22 novembre 1975 al 18 giugno 2014; le prove di nobiltà dei cavalieri Italiani, che entrano nella categoria nobiliare dell’Ordine, vengono accertate con formale provvedimento dalla Real Commissione Araldica, e hanno quindi indirettamente il riconoscimento della monarchia Spagna.

Le famiglie Italiane, il cui status nobiliare è stato riconosciuto con un formale provvedimento dagli organi, ufficiali, competenti, sono iscritte d'ufficio nelle fedeli serie aggiornate delle due Fonti Nobiliari Ufficiali del Regno d'Italia, cioè il LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA e l'ELENCO UFFICIALE DELLA NOBILTA' ITALIANA-CONSULTA ARALDICA DEL REGNO D'ITALIA -serie aggiornate. Le pubblicazioni, fedeli continuazioni delle serie amministrate dal Regno d'Italia, sono repertori araldici, genealogici, anagrafici, nobiliari, aggiornati con cadenza annuale dall' U.N.I. quali documenti probatori dell'appartenenza alla nobiltà Italiana. Nelle opere, sono censite le famiglie Italiane che hanno quindi ottenuto provvedimenti nobiliari fino alla cessazione delle funzioni della Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia; nonché provvedimenti di grazia emanati da S.M. il Re Umberto II, e in ultimo, come detto provvedimenti nobilitanti emanati dalla Real Commissione Araldica di Madrid del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, (nobilitazioni, che per l'antico Jus tra le due corone, sono oggi formalmente riconosciute dalla monarchia Spagnola). Non a caso codeste casate, sono oggi censite in tutti i repertori, nobiliari, in commercio.

 


 

L'incoronazione di Felipe VI di Spagna, simbolo della grandiosa monarchia Spagnola, e dell'unità nazionale.

 

Felipe VI di Borbone, Re di Spagna.

 

La sala del trono, a palazzo Reale di Madrid.

 

 

 

PARAFRENIERI-SEDIARI E GENTILUOMINI
DELL'ANTICAMERA PONTIFICIA

Testi tratti da

http://it.wikipedia.org/wiki/Parafrenieri_pontifici

http://it.wikipedia.org/wiki/Corte_pontificia

Per la plurisecolare tradizione della Chiesa cattolica, tutt'oggi hanno l'onore di accedere all'anticamera Pontificia, in qualità di figure addette al servizio della persona del Sommo Pontefice, esponenti di famiglie, nobili, ambasciatori presso la santa sede, e altri gentiluomini fidati del Vaticano, dalle indubitabili qualità morali. Infatti tra le figure di codesta ristretta èlite Pontificia, vi sono le Guardie Nobili Pontificie (divenute dopo il 1970 Gentiluomini di sua Santità), e i Parafrenieri Pontifici, che con i Sediari Pontifici, costituiscono un unico collegio, il cui numero attualmente non supera i 120 membri.


Nella foto la Guardia Nobile Pontificia.

 

Nella foto i Parafrenieri Pontifici

 

I Sediari Pontifici.

 

 

Ogni 25 novembre 2014 nella chiesa di S. Caterina della Rota, accanto palazzo Farnese, si tiene la principale, tradizionale, plurisecolare, cerimonia di imposizione del mantello e della mozzetta ai nuovi Parafrenieri Pontifici. Disposti in fila su un tappeto di foglie d'alloro, i nuovi Parafrenieri del Papa, si presentano alla soglia dell'altare con mantello (color bianco avorio dal colletto blu) ripiegato sul braccio sinistro, e alla chiamata nominale del Decano Generale, giurando quindi solennemente di servire fedelmente il santo padre, e osservare i principi cristiani del vangelo. I Parafrenieri Pontifici, o semplicemente palafrenieri, che costituiscono un unico collegio assieme ai sediari, sono tutt'oggi un èlite di gentiluomini appartenenti all'anticamera papale, e il loro numero attualmente non supera i 120 membri. Già indicati con il termine stratores, i Parafrenieri pontifici devono l'origine del loro nome al termine parafreno, utilizzato per indicare i cavalli da parata. I Parafrenieri, infatti, erano gli antichi famigli del papa incaricati, già prima del X secolo, della direzione e del governo delle scuderie pontificie. Custodivano il cavallo personale del papa e i suoi finimenti, nonché gli altri preposti al traino della carrozza pontificia, di cui loro stessi erano conduttori. Avevano anche l'incarico di custodire nelle scuderie la mula bianca che veniva montata dal papa neo-eletto per prendere possesso, quale vescovo di Roma, della Basilica di San Giovanni in Laterano. La mula veniva tenuta per le briglie attraverso il morso da un parafreniere, che aveva così modo di condurre l'animale senza l'intervento del pontefice. Lo stesso accadeva quando il papa montava il proprio cavallo personale. Era considerato un grande privilegio poter reggere il morso del cavallo del papa, nonché porgere la staffa allo stesso, tant'è che questa consuetudine era riservata quale esclusiva prerogativa dei re e dei principi regnanti.
Consuetudine ricordata dall'emblema ufficiale dei Parafrenieri, rappresentato appunto da una staffa, al cui interno compare il sigillo vaticano, il tutto cucito sulla spalla sinistra del mantello. Lo storico settecentesco Ludovico Antonio Muratori, nella sua Dissertazione IV Degli Uffizj della Corte dei Re antichi d'Italia e degl'Imperatori, scrive:
« ... Non pochi degl'imperadori e re de' secoli susseguenti (tanta era la loro riverenza a San Pietro) non isdegnarono di tenere la staffa ai Romani Pontefici, e la briglia nelle solenni funzioni. Talmente s'era stabilito quest'atto di ossequio verso i Vicari di Cristo, che avendo Federico I, allorché nell'anno 1155 venne verso Roma per prendere la corona imperiale, ricusato di prestarlo a papa Adriano IV, non fu ammesso al bacio dello stesso Papa, come s'ha dalle memorie di Cencio Camerario e da altre storie, e s'imbrogliarono forte gli affari per questa contesa. Ma cotanto si adoperarono i più vecchi ed autorevoli de' principi con allegare l'antica consuetudine, che fu stabilito "quod Donnus Imperator pro Apostolorum Principis et Sedis Apostolicae reverentia exhiberet Stratoris officium, et streugam Donno Papae teneret". In lingua Longobardica o sia Germanica lo Stratore era chiamato Marpahis; e che fosse questo ufizio splendido, si può dedurre da Paolo Diacono, il quale nel lib. II, cap. 9 scrive essere stato Gisolfo, nipote di re Alboino, "vir per omnia idoneus, qui eidem Strator erat, quem lingua propria Marpahis appellant". Nella corte de' principi di Benevento pare che vi fosse più d'uno di questi Marpahis, trovandosene memoria nella Cronica del Monistero di Volturno, e nelle carte degli Arcivescovi di Benevento, e nella Cronica di Santa Sofia, tomo VIII dell'Italia Sacra. »


Madonna dei Palafrenieri è un dipinto a olio su tela (292x211 cm) realizzato nel 1606 dal pittore italiano Caravaggio. È conservato nella Galleria Borghese di Roma. Il quadro, commissionato dai Parafrenieri pontifici, mostra Maria ed il Bambino mentre schiacciano il serpente del peccato originale, alla presenza di Sant'Anna.

 

 

Questa particolare funzione, riservata ai parafrenieri, comportò loro l'acquisizione di enormi privilegi, tra i quali la nomina a Conti palatini, insigniti della facoltà di crearne a loro volta, concedere lauree e creare notai. La loro importanza nella corte pontificia e l'indiscussa fedeltà dimostrata al pontefice indussero papa Giulio II, il 19 aprile 1507, ad istituire il "Nobile Collegio dei Parafrenieri Pontifici", corpo confermato 15 aprile 1517 da Leone X. In tale collegio erano annoverati, oltre i parafrenieri, anche i sediari pontifici, con cui condividevano, oltre la divisa, anche alcune delle funzioni di servizio diretto al pontefice. A seguito del Concilio di Trento i grandi privilegi vennero via via ridimensionati, e, con la soppressione delle scuderie pontificie, soprattutto a seguito dei Patti Lateranensi del 1929, i parafrenieri confluirono definitivamente nel collegio dei sediari pontifici, di cui condivisero infine anche il nome. Parafrenieri e sediari costituirono inoltre, sin dal 1378, una propria confraternita, intitolata alla loro patrona Sant'Anna, venerata in una cappella all'interno della basilica di San Pietro. Papa Pio IV concesse loro di edificare, nel 1565 nei pressi di San Pietro, una chiesa intitolata a Sant'Anna, opera progettata e realizzata dall'architetto Jacopo Barozzi da Vignola. La confraternita, ricca e potente, incaricò il pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio della realizzazione, per la cappella in San Pietro, di un dipinto raffigurante la loro patrona con Maria e Gesù bambino, opera ancora oggi conosciuta come Madonna dei Palafrenieri, conservata presso la Galleria Borghese in Roma. Ancora oggi la Venerabile Arciconfraternita Vaticana di Sant'Anna de' Parafrenieri è retta dai sediari pontifici e dagli altri membri appartenenti all'anticamera pontificia. Ne è Primicerio il Prefetto della Casa Pontificia ed è retta dal Decano Generale, attualmente Frà Massimo Sansolini. Ha un Protonotario Apostolico ed un Cappellano. Ne fanno parte anche alcuni ambasciatori presso la Santa Sede e membri dell'aristocrazia romana.
Tra i più noti Parafrenieri, anche l'eccentrica figura storica del marchese Onofrio del Grillo, eccentrico personaggio della Corte Pontificia, infatti appartenente all'Arciconfraternita Vaticana di Sant'Anna de Parafrenieri.

 

 

 

 

 

 

Le famiglie riconosciute formalmente dalla monarchia Spagnola, attraverso la ricezione nel grado nobile del S.M.O.C. di San Giorgio, sono infatti iscritte nel LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA edito dal Collegio Araldico Romano dal 1910 al 2010, quando in totale vennero pubblicate 24 edizioni, e la cui nuova serie a partire dal quadriennio 2015-2019 edizione 25esima è stata invece formalmente rilevata dall'U.N.I. che l'amministra in esclusiva ai sensi di legge, con periodicità irregolare. http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/11-libro-d-oro

Le medesime casate, sono iscritte anche nel CALENDARIO D'ORO, edito dall'estinto Istituto Araldico Italiano dal 1888 al 1903 (che pubblicò in tutto XIV edizioni, e la cui nuova serie a partire dall'edizione XV -2014 è infatti amministrata dall'U.N.I. in esclusiva ai sensi di legge, con periodicità annuale.
http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/9-calendario-d-oro

 

Nella foto la serie aggiornata del LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA. Il solo, unico, fedele aggiornamento della prima fonte, nobiliare, ufficiale, della monarchia Italiana. Un opera aggiornata con periodicità irregolare, e amministrata dalla Consulta Araldica dell'Unione della Nobiltà d'Italia.

 

http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/7-libro-d-oro-della-nobilta-italiana-consulta-araldica-serie-aggirnata

Nella foto l'ELENCO UFFICIALE DELLA NOBILTA' ITALIANA, il solo, unico, fedele aggiornamento della seconda fonte, nobiliare, ufficiale, della monarchia Italiana. Un opera aggiornata con periodicità irregolare, e amministrata dalla Consulta Araldica dell'Unione della Nobiltà d'Italia.

http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/8-elenco-ufficiale-consulta-araldica

 

 

Le medesime casate, sono iscritte anche nell'inedito REGIO LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, anch'esso dalla periodicità irregolare.
http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/10-regio-libro

L'opera denominata REGOLAMENTO -TECNICO-ARALDICO-GRAFICO, edita da Ettore Gallelli-editore, quindi depositata presso il pubblico ufficio per la tutela del diritto d'autore, riporta interessanti, grafici, relativi alle nobilitazioni del Regno d'Italia.

 

L'opera, è l'unica che riporta il REGOLAMENTO TECNICO-ARALDICO, accompagnato da grafici nobiliari.
Ettore Gallelli editore.