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26.08.2015

26.08.2015

Al fine di comprendere il fallimento e l'inevitabile estinzione del Collegio Araldico, dovuta all'impreparazione della famiglia Colonnello, relativamente alle materie araldiche (infatti immeritatamente succeduta negli anni settanta ai noti araldisti Bertini Frassoni, nell'amministrazione del Collegio Araldico), a riprova della mancata applicabilità del Regolamento Tecnico Araldico della Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia in materia di titoli nobiliari, da parte del Collegio Araldico, pubblichiamo la breve corrispondenza del 2010 tra Gallelli-editore e Colonnello Bertini Frassoni (ex-segretario generale di quell'ente), relativamente all'illogico-tecnico rifiuto di pubblicare proprio il casato Gallelli nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana del Collegio Araldico.

 

La corrispondenza di cui sopra dimostra infatti che:

1)-L'estinto Collegio Araldico (amministrato dalla famiglia Colonnello Bertini Frassoni fino al 2014), non applicava infatti il Regio Decreto n. 651 del 7 giugno 1943 relativamente alla sovrana prerogativa in materia di riconoscimenti nobiliari, come dimostra il fatto che demandasse tale compito al Corpo della Nobiltà Italiana (CNI). Quest'ultima, è solo una semplice associazione privata, retta da privati, che infatti NON venne mai riconosciuta da Sua Maestà Umberto II di Savoia, quale sostitutiva della Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia. A tale C.N.I. non fu quindi mai riconosciuto da Sua Maestà Umberto II di Savoia, proprio il Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 (Ultimo Regolamento Tecnico-Araldico del Regno d'Italia), relativamente alla facoltà di concedere e riconoscere nobiltà, attraverso i provvedimenti di grazia e giustizia (prerogativa OVVIAMENTE unicamente sovrana).
Inoltre il C.N.I. (che non aggiorna e pubblica alcun repertorio, nobiliare), è un associazione di recente costituzione, successiva infatti alla ben più prestigiosa associazione torinese, UNIONE DELLA NOBILTA' D'ITALIA  www.uninob.it
che invece per i riconoscimenti nobiliari, applica scrupolosamente il Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 (Ultimo Regolamento Tecnico-Araldico del Regno d'Italia), ed è inoltre attualmente, amministratrice del maggior numero di repertori, nobiliari, italiani
nei quali infatti NON sono riportate le famiglie “nobilitate” dal CNI per il semplice fatto che è un ente privato, e non la Regia Consulta Araldica del regno d'Italia, quindi non conforme al Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 (Ultimo Regolamento Tecnico-Araldico del Regno d'Italia).

2)-L'estinto Collegio Araldico (amministrato dalla famiglia Colonnello Bertini Frassoni fino al 2014), parimenti demandava ILLOCICAMENTE lo studio della documentazione nobiliare anche al Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta (S.M.O.M.). http://www.orderofmalta.int/storia/796/gli-ordini-di-san-giovanni/
Quest'ultimo è un lodevole ordine Melitense rifondato a Messina nel 1804, privo della territorialità, guidato da un principe eletto di volta in volta, che assieme agli Ordini Melitensi dell'alleanza di San Giovanni, si considera il principale discendente dei cavalieri di San Giovanni, che dal 1530 al 1798 con regia concessione di Carlo V d'Asburgo, esercitarono invece una vera territorialità militare sulle isole maltesi, come avamposto cristiano nel mediterraneo.
Non a caso (essendo considerato un ente straniero), tecnicamente la Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia, NON accettava i “nobilitati” dello S.M.O.M. senza prima un proprio processo nobiliare, dato che per legge era unicamente il sovrano d'Italia, colui che (in base al noto R.D.  Regio Decreto n. 651 del 7 giugno 1943 riconosceva titoli nobiliari preunitari, e ne concedeva di nuovi). Per i Savoia quindi i nobilitati dallo S.M.O.M. non appartenevano alla nobiltà Italiana, ma MELITENSE. Ecco infatti perchè nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie corrente 25esima edizione 2015-2019 non sono censite famiglie “nobilitate” dallo S.M.O.M. (non essendo considerata nobiltà Italiana) http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/11-libro-d-oro

3)-L'estinto Collegio Araldico (amministrato dalla famiglia Colonnello Bertini Frassoni fino al 2014), paradossalmente NON rispettava nemmeno i propri criteri insertivi enunciati alla pagina AVVERTENZE del loro Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
A riprova di quanto detto, vi è proprio il fatto che molti casati di accertata nobiltà, non vennero pubblicati in quel Libro d'Oro, (pur avendo ottenuto il riconoscimento delle prove di nobiltà dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, o dalla Real Deputacìon di Madrid, quindi ricevuti nella categoria nobiliare del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il più antico e prestigioso, ordine, cavalleresco, nobilitante della cristianità, infatti avallato dalla monarchia Spagnola, essendo il Gran Maestro don Carlo di Borbone due Sicilie, Duca di Calabria, Infante di Spagna, e cugino dell'attuale sovrano spagnolo).
In conclusione l'estinto Collegio Araldico (della famiglia Colonnello Bertini Frassoni), non solo contravveniva i criteri della Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia, e i criteri da loro stessi enunciati nel loro Libro d'Oro della nobiltà Italiana, non inserendo infatti casate la cui nobiltà era stata accertata con formale provvedimento della Regia Consulta Araldica del Regno d'Italia, ed oggi della Real Deputacìon di Madrid, (valevole per la ricezione nella categoria nobiliare del più antico, e prestigioso, ordine, cavalleresco-nobiliare della cristianità, tra l'altro avallato dalla monarchia Spagnola), ma al contrario inserivano nel loro Libro d'Oro, famiglie prive di qualsiasi formale nobilitazione, (come ad esempio http://www.asni.it/mlupis.html
che infatti  compaiono nel Libro d'Oro del Collegio Araldico edizione 2010-2014 pag. 932-933 pur NON avendo mai avuto storicamente alcun formale, provvedimento, nobilitante.
Essi infatti non vennero mai pubblicati nel:

-Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (quello ufficiale della Regia Consulta Araldica)
https://it.wikipedia.org/wiki/Libro_d%27oro_della_nobilt%C3%A0_italiana

http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/7-libro-d-oro-della-nobilta-italiana-consulta-araldica-serie-aggirnata

-Elenchi Ufficiali della Nobiltà Italiana
http://www.uninob.it/index.php/nobilta-ufficiale/8-elenco-ufficiale-consulta-araldica

-Bollettini del Corpo della Nobiltà Italiana (per coloro che ne riconoscono le prerogative nobiliari).

-Ruoli Sovrano Militare Ordine di Malta (per coloro che ne riconoscono le prerogative nobiliari).

-Ruoli del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Real Deputacìon di Madrid, avallato dalla monarchia Spagnola).
http://www.constantinianorder.org/

4)-A queste illogiche mancanze, e a causa della vicenda giudiziaria che ha inoltre visto coinvolto il Conte Roberto Colonnello Bertini Frassoni, (segretario generale del Collegio Araldico, sito a Roma in via Santa Maria dell'anima n. 16), nonché rappresentante della Despro, indagato assieme ad altri, per i reati ipotizzati a vario titolo di corruzione, emissione di false fatture per operazioni inesistenti, come appreso dal giornale http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157061
il 18 maggio 2015 alcuni ex-membri scontenti del Collegio Araldico, costituirono in via Santa Maria dell'Aniama n. 16 l'ASSOCIAZIONE COLLEGIO ARALDICO ROMANO, proprio con lo scopo di rifondare moralmente il Collegio Araldico, dando quindi continuità agli storici ideali di quell'ente, applicando però scrupolosamente il noto Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 (Ultimo Regolamento Tecnico-Araldico del Regno d'Italia).

https://www.facebook.com/pages/Associazione-Collegio-Araldico-Romano/508443689302635?fref=ts

Ironia della sorte, l'Assemblea dei Soci Fondatori dell'Associazione Collegio Araldico Romano, nominò il 22 luglio 2015 quale Presidente, proprio il barone Ettore Gallelli (cavaliere con prove nobiliari nel Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, avallato dalla monarchia Spagnola, nonché Parafreniere Pontificio di Sua Santità), attualmente il solo editore della 25esima edizione 2015-2019 del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie corrente (l'unico quadriennale che rispetta tecnicamente i criteri nobiliari di cui il Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 attinente alla Regia prerogativa in materia nobiliare).
LA SEGRETERIA